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Filosofia della scienza. Parte II — Peirce e l’abduzione

RIEPILOGO DELLA PARTE I. Nella parte precedente è stato introdotto un criterio di demarcazione per distinguere tra cosa è scientifico e cosa non lo è. Inoltre, abbiamo compreso che la scienza progredisce per congetture e confutazioni. 

La «logica» di Peirce

Tanto il neopositivismo quanto il falsificazionismo popperiano lasciano in ombra una componente essenziale del metodo scientifico. Come si producono le ipotesi? Gran parte della filosofia precedente riteneva impossibile delineare un metodo per la formulazione di una congettura, consegnandola così alla genialità, all’intuizione improvvisa o alla fortuna: poco conta come si scopre, perché la scienza si misura nella giustificazione delle ipotesi, non nella loro produzione. Questa tesi, ancor oggi molto diffusa, va però riadattata. Citiamo un caso storico che serva da esempio. 

Nel 1845 Urbain Le Verrier, un astronomo francese, studiando l’irregolarità dell’orbita di Urano, avanzò un’ipotesi per molti aspetti sconvolgente: ipotizzando l’esistenza di un altro pianeta nel sistema solare, posto ad una precisa distanza e con una massa definita, si spiegherebbe perché l’orbita di Urano subisce quelle alterazioni inspiegabili. Usando i dati ipotizzati dall’astronomo francese, l’Osservatorio di Berlino puntò il suo telescopio e il 24 settembre del 1846 individuò il pianeta Nettuno. Se palesemente riconosciamo che il metodo qui impiegato non è deduttivo, non altrettanto semplicemente comprendiamo che non si tratta di un procedimento induttivo. 

Secondo il filosofo statunitense Charles S. Peirce (1839-1914) l’innovazione teorica segue una propria metodologia, che definisce “abduzione”. «L’abduzione – egli scrive – è il processo di formazione di ipotesi esplicative. È l’unica operazione logica che introduce una nuova idea, in quanto l’induzione non fa che determinare un valore e la deduzione sviluppa semplicemente le conseguenze necessarie di una pura ipotesi. La deduzione trova che qualcosa deve essere; l’induzione mostra che qualcosa è realmente operativa; l’abduzione meramente suggerisce che qualcosa può essere».

L’abduzione è uno strumento per generare ipotesi. Prosegue Peirce: «La forma dell’inferenza abduttiva è la seguente: si osserva un fatto sorprendente C; ma se A fosse vero, C sarebbe spiegato come fatto naturale; dunque c’è ragione di sospettare che A sia vero». 

L’abduzione ha quindi un carattere ibrido, intermedio tra la deduzione – che poste delle premesse deriva necessariamente le conseguenze – e l’induzione – che poste delle osservazioni inferisce generalità probabili da esse. L’abduzione non è deduttiva poiché il suo carattere è ipotetico, e non è induttiva perché la teoria non nasce da una regolarità nella serie delle osservazioni, ma viene tentata (to guess è il termine usato da Peirce) per spiegare i fatti che non rientrano, appunto, nelle attese del nostro sapere di fondo. Anche per questo, l’abduzione è intrinsecamente fallibile – poiché produce solo possibilità esplicative, tutte da sottoporre a controllo sperimentale – ma euristica. Essa rappresenta l’inizio, non certo la fine, del processo di ricerca scientifico. 

Il fallibilismo euristico 

La logica di Peirce, ripresa poi da Popper, caratterizza nuovamente la scienza come dòxa, ovvero come un insieme di congetture. La scienza ha come tratto costitutivo la fallibilità e l’autocorreggibilità, cioè il “fallibilismo”. È questo l’atteggiamento che il ricercatore deve manifestare: ritenere sempre possibile l’errore. 

Eppure – proprio perché Popper non è un relativista – il fallibilismo non implica la tesi che la scienza non progredisca verso la verità. Certo, la verità assoluta non potrà mai essere raggiunta e la si dovrà considerare più un ideale regolativo che una meta, ma sarà comunque possibile constatare una progressiva approssimazione ad essa. 

Sostanzialmente, la verosimiglianza, come criterio di scelta tra due teorie rivali, non quantifica la differenza tra una teoria e la verità assoluta, ma la differenza tra le due teorie: in questo senso, la relatività di Einstein è più verosimile della fisica classica newtoniana. 

SOMMARIO DELLA PARTE III. Nell’ultima parte valuteremo alcune critiche al falsificazionismo popperiano; in particolare, capiremo come funziona il meccanismo di confutazione di una teoria. Infine, risulteranno chiari i caratteri della conoscenza scientifica. 

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