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Covid-19, chi sono i soggetti a rischio

In un’epoca in cui i numeri sono tutto, è fondamentale interpretare correttamente le analisi statistiche che descrivono gli avvenimenti di ogni giorno. E in questo frangente, ahimè, non si parla d’altro se non della pandemia di COVID-19, provocata dal virus SARS-CoV-2. Siamo letteralmente sommersi da bollettini che ci tengono aggiornati sull’ammontare dei contagi, delle guarigioni e — infelicemente — dei decessi. Intendiamo, pertanto, fare chiarezza sulle caratteristiche dei pazienti positivi al SARS-CoV-2 che sono deceduti. 
I dati cui faremo riferimento in questo articolo sono stati pubblicati in un report dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e risultano aggiornati al 20 marzo. Il campione scelto per l’indagine conta 3200 pazienti deceduti in Italia e positivi al SARS-CoV-2. Il range d’età varia tra i 31 e i 103 anni, mentre l’età media di un soggetto del campione è di 78,5 anni. Le donne rappresentano il 29,4% del campione e i loro decessi risultano superiori a quelli degli uomini solo nell’ultima fascia di età (cioè oltre i 90 anni). Nell’istogramma che segue (crediti ISS) viene rappresentata la distribuzione in età dei pazienti del campione.

Analizziamo, adesso, un punto cruciale dell’indagine: le patologie croniche pre-esistenti (cioè diagnosticate prima di contrarre l’infezione da SARS-CoV-2) nei pazienti deceduti. Questo dato è stato rilevato soltanto su 481 pazienti, per cui stiamo considerando un campione ristretto rispetto al campione iniziale di 3200 pazienti. Indichiamo in ordine di occorrenza decrescente le patologie più comuni osservate nel campione ristretto:

  • ipertensione arteriosa (73,8%);
  • diabete mellito (33,9%);
  • cardiopatia ischemica (30,1%);
  • fibrillazione atriale (22,0%);
  • insufficienza renale cronica (20,2%);
  • cancro attivo negli ultimi 5 anni (19,5%);
  • BPCO, ovvero broncopneumopatia cronica ostruttiva (13,7%);
  • demenza (11,9%);
  • ictus (11,2%);
  • epatopatia cronica (3,7%).

Chiariamo il significato di questi dati. La percentuale indicata descrive quanti dei pazienti deceduti positivi al SARS-CoV-2 soffrivano, già prima dell’infezione, di ciascuna delle patologie qui prese in oggetto. Vediamo, invece, quali sono le percentuali dei pazienti che presentavano zero, una o più patologie:

  • 1,2% con zero patologie;
  • 23,5% con una patologia;
  • 26,6% con due patologie;
  • 48,6% con tre o più patologie.

Risulta evidente che, tra i pazienti infetti che sono deceduti, quelli che non soffrivano di alcuna patologia costituiscono una minoranza: poco più di un paziente su cento. D’altro canto, quasi un paziente su due, malato di COVID-19, è deceduto presentando molteplici patologie contratte prima dell’infezione. 

Il dato interessante sarebbe, piuttosto, un altro. Bisognerebbe interpolare la distribuzione in età dei pazienti deceduti con quella che descrive il numero di patologie per paziente. Questa combinazione dei dati ci restituirebbe la percentuale dei pazienti infetti deceduti, relativamente alla loro età, che presentavano zero o più patologie. Si tratta di un’informazione che fa la differenza. Infatti, è ragionevole pensare che la maggior parte dei pazienti deceduti in assenza di patologie pre-esistenti fosse in età avanzata. Le ultime quattro percentuali, che indicano l’incidenza di una patologia sul decesso, diventerebbero, pertanto, una stima verosimile del livello di letalità del virus solo se valutate in relazione all’età del paziente deceduto.


Da questa breve analisi emerge che gli individui over 60, in specie quelli che presentano una o più patologie, sono i soggetti più a rischio una volta contratto il COVID-19. Bisogna, tuttavia, ricordare che ogni analisi statistica risulta una proiezione quanto più affidabile tanto più il campione di indagine è vasto. È opportuno, pertanto, proseguire la “presa dati” al fine di ingrandire il campione analizzato.

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