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Civita, un’area archeologica da tutelare.Preziosa testimonianza di un antico centro storico

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A metà strada fra gli attuali centri di Paternò e S. Maria di Licodia sorgeva un’antica città circondata da una poderosa cinta muraria, realizzata con blocchi di pietra lavica e fortificata con alcune torri semicircolari. La contrada, chiamata oggi Civita, era stata segnalata come luogo di provenienza di una kore o statua di fanciulla del V secolo  (conservata al Castello Ursino di Catania), di un prezioso caduceo bronzeo (verga con due serpenti intrecciati, simbolo di Mercurio) con l’iscrizione in lingua greca Reginon, di una cista bronzea e di altri materiali numismatici. L’area archeologica è nota anche per l’uso di apporre lettere, sulle comuni tegole di copertura dei tetti (forse dei marchi di fabbrica), analizzate, nelle documentazioni epigrafiche anelleniche, per l’uso particolare dell’alfabeto greco con l’alpha a freccia e il rho con appendice come in alcuni centri iblei. Sul Bollettino di Arte  edito, nel passato, dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo sono state pubblicate, inoltre, le foto di altri reperti, provenienti da Civita, esposti, nell’Antiquarium di Paternò, prima di essere trasferiti nei depositi della Soprintendenza di Catania: alcuni preziosi vasi, due statuette fittili votive, di offerenti di porcellino, provenienti da un probabile santuario fuori le mura (Demetra?) della supposta Inessa, la parte superiore di una statua di negro in argilla (età arcaica), una melagrana in argilla, una statuetta di sfinge, un cratere a figure rosse che rappresenta, nel particolare della decorazione, un Sileno proveniente dalla necropoli meridionale dell’antico centro,  un’armilla o braccialetto serpentiforme (XI sec.). Le prime ricerche archeologiche, sull’area di Civita, iniziate negli anni cinquanta (1954 e nel 1957) dal prof. Rizza segnalarono alcune abitazioni databili dal V alla prima metà del IV secolo a.C. Si ipotizzò raccogliendo i dati raccolti che la città fosse stata distrutta da un terremoto. Le ricerche del 1995, effettuate sotto la direzione della dott.ssa Gioconda Lamagna, hanno confermato le precedenti scoperte. Al di sotto della città di età classica sono stati ritrovati resti archeologici che testimoniano la frequentazione della zona fin dal periodo preistorico. Sul sito alcuni secoli dopo passò l’acquedotto romano che da Santa Maria da Licodia portava l’acqua fino a Catania. L’architetto Gaspare Mannoia, che già anni fa, in una trasmissione Tesori di Sicilia, si era tanto interessato a segnalare l’esistenza, a Civita, di una costruzione circolare in pietra lavica, circondata da verdi pianticelle d’acanto (torre di guardia o recinto sacro rischiarato, di notte, da crepitanti fiaccole?), in un suo recente documentario ne ha segnalato la devastazione, ad opera d’ignoti che hanno asportato i braccetti litici. Adesso il monumento, mutilato delle sue protomi laviche, protetto solo da selvatici alberelli, senza l’illusorio movimento delle sue braccia, ha perso tutto il suo misterioso fascino come una pianta priva di rorida linfa. Un altro pezzo di storia, un altro angolo di paesaggio etneo che non abbiamo potuto o voluto salvaguardare dall’incuria degli uomini e del tempo. 

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