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Patellina, antica contrada di Paternò presso la Fontana del Lupo. Un’area sacra alla Dea Patellana

Secondo quanto riportato sullo Stradario storico della Città di Paternò curato dai proff. Angelino Cunsolo e Barbaro Rapisarda nel 1978,  Patellina, nome di una via che, un tempo, iniziava dalla biforcazione del corso principale portando all’omonima contrada che tutt’oggi viene indicata con lo stesso nome, limitrofa alla strada provinciale 57 che conduce da una parte a Ragalna e dall’altra a Belpasso, fu un antico quartiere di Paternò distrutto probabilmente dalle lave di una delle quattro eruzioni dell’Etna avvenute negli anni 613, 618, 627, e 631. a.  C. Ad attestarlo il ritrovamento dei resti di vetusti edifici, di alcuni sepolcreti, segno della presenza di una qualche necropoli, di varie antiche medaglie e di tanti altri reperti archeologici. L’etimologia dell’antica contrada, detta anche grotta del Drago (3/1122 -55s Giuliana della Chiesa Matrice), che ci riporta al verbo latino patere (aprire) potrebbe derivare da patella, diminutivo di patera un caratteristico vassoio utilizzato per i sacrifici agli dei che presiedevano al culto della fertilità e in particolare alla dea Patellana che, durante l’età romana, era venerata come una divinità del mondo rurale, forse riconducibile alla Hybla etnea di antica memoria storica, il cui culto era collegato allo schiudersi delle spighe del grano. La patellina era un piatto rustico utilizzato dalle donne per i sacrifici ad alcune divinità minori di campagna, come i Lari familiari, mentre la Patera aveva tutte le caratteristiche di un vaso più prezioso e raffinato come ci informano vari autori: da Macrobio, che la descrive nei Saturnalia, a Virgilio che la ricorda nel I libro dell’Eneide … Onde ei senza dimora arditamente/Tosto votò la Patera spumante. Addirittura nel tempio di Apollo a Delo vi erano circa mille e cinquecento patere: ognuna da usare in modo particolare per una determinata funzione religiosa. Tutti i riti, nell’antichità, erano collegati alle acque delle sorgenti che costituivano l’elemento vitale e rituale per la fondazione di ogni città quando ancora vigeva il senso della misura e del rispetto verso la Natura: aquae condunt urbes. Esiodo aveva scritto di non sporcare le sorgenti e Festo addirittura di utilizzare l’acqua naturale e non addomesticata (quella che passava per le tubature di piombo) per preparare la focaccia di farro da offrire agli Dei sulla Patella, da cui il toponimo della nostra contrada dov’era ubicata una sorgente d’acqua limpida detta successivamente Fontana del Lupo. Patellina, un’altra area, assieme ad altre già note nella letteratura archeologica (San Marco e le Salinelle, Acqua rossa, Monafria, Trium Fontium conosciuta per la ceramica di Stentinello dopo le ricerche dei fratelli Cafici ecc.) da  salvaguardare tant’è che, non a caso, una parte di essa, in relazione ad uno spazio di verde (vegetazione spontanea) che si alterna a dei muretti a secco tutt’ora evidenti, è stata segnalata e inserita nel Piano Paesaggistico Regionale dalla Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Catania come luogo da tutelare. 

Historika, una rubrica di:

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