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La Public History: un nuovo modo di conoscere e divulgare la Storia

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La nuova corrente storica definita come Public History (Storia per il pubblico), nata e diffusasi agli inizi degli anni settanta, negli Stati Uniti e in Canada, è costituita da alcuni studiosi che operano nel campo della Storia, al di fuori degli ambienti accademici ma con la stessa professionalità e rigore nella ricerca scientifica. Essa ha come principale obbiettivo la promozione della conoscenza storica attraverso un metodo interdisciplinare e si avvale, pertanto, dell’apporto della fotografia e delle tecniche cinematografiche (documentari) e televisive (radiodrammi, rappresentazioni teatralidibattiti) indagando, al di là delle fonti ufficiali che spesso riportano la memoria storica che è ben diversa dalla memoria collettiva, il settore degli archivi e quello della storia orale. In questo modo gli ambiti e i luoghi della divulgazione didattica sono costituiti da musei, dimore e siti storici, parchi, campi di battaglia ecc. Con gli stessi principi e gli stessi obiettivi da raggiungere è nata nel 2016 l’Associazione Italiana di Public History (AIPH) che ha tenuto nel giugno del 2017 a Ravenna il suo primo Congresso nazionale ed eletto gli organi direttivi dell’Associazione. Io ho avuto modo di  dare il mio contributo a questo interessante settore di ricerca durante un incontro–dibattito con lo storico Ezio Costanzo il quale ha meglio definito il suo impegno verso la Public History come Historytime dedicando le sue appassionate ricerche al periodo della II guerra mondiale e allo Sbarco degli Alleati in Sicilia, dove ha messo in risalto aspetti di vicende storiche e soprattutto umane poco conosciuti: come nel suo documentario Moral Bombing (l’Arma del dolore) in cui vengono rappresentati i danni, detti in modo eufemistico collaterali,  subiti dai bambini in seguito ai vari bombardanti a tappetto sulle città siciliane, ordinati solo per demoralizzare la popolazione.  “Moral Bombing (bombardamento morale) era il termine con il quale, durante la Seconda guerra mondiale, si indicava il bombardamento totale indirizzato sulle popolazioni civili. Un’arma diabolica che ha sconvolto l’esistenza di intere popolazioni, seminando morte e distruzione. Le bombe servivano ad incutere terrore e l’obiettivo non era più rappresentato dai soldati nemici ma dalla gente, dalla popolazione civile. Ed Ezio Costanzo nel suo Moral Bombing esplicita bene questo concetto di Public History in quanto rappresenta una storia di sentimenti e di dolore (un bambino che giocando con un residuo bellico perde la vita) e non un asettico dato statistico che sottolinea la percentuale dei bambini che sono morti nella funesta estate del ’43. Al proposito vorrei ricordare un episodio (lo scoppio di una bomba-razzo, residuato di guerra, nelle campagne della nostra cittadina) riportato dal quotidiano La Sicilia nel 1945 e noto come la “cannonata” di Paternò. Questo modo di fare Storia rappresenta anche una nuova visione storiografica che ribaltando l’oleografica filmografia americana evidenzia come la Sicilia nel ’43 non sia stata solo liberata dai Tedeschi ma anche occupata e violentata com’è stato recentemente raccontato nel nuovo romanzo di Marinella Fiume Le Ciociare di Capizzi.

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