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Maestrale 2020, esordio poetico di Giuseppe Russo

Dalla seconda metà dello scorso ottobre è disponibile in libreria Maestrale 2020, un’antologia contenente le liriche di sei autori — Roberta Cataudo, Matteo Centonze, Nicola Dri, Francesco Giuseppe Loseto, Romea Ponza, Giuseppe Russo — edita da Aletti Editore. L’opera si articola in sei sezioni, una per ogni poeta. La prefazione a quattro voci — Giuseppe Aletti, Alessandro Quasimodo, Francesco Gazzè, Alfredo Rapetti Mogol — motiva la scelta del titolo ed evidenzia l’analogia che esiste tra il topos del “vento” e del “viaggio”, alludendo infine alla contaminazione d’idee che emerge dal confronto poetico dei sei autori.
Abbiamo avuto il piacere di dialogare con Giuseppe Russo, che esordisce in questa antologia con la sua prima silloge di poesie intitolata Fili di seta.
Che cosa ha condotto un fisico, come te, al di fuori del proprio campo di pertinenza, quello della scienza, sconfinando addirittura nella poesia?
«In realtà, la fisica è arrivata in un secondo momento. Il mio interesse per la letteratura, e più in generale per le discipline umanistiche, è antecedente. Pensa che alcune delle poesie presenti in questa raccolta le ho scritte durante l’ultimo anno di liceo. All’inizio è stato per gioco: intendevo imitare i capolavori del Petrarca — un po’ come hanno fatto moltissimi autori tra il XV e il XVI secolo — e così provai a comporre un paio di sonetti in endecasillabi. Ne scrissi qualche altro durante il primo anno di università e poi basta: cambiai versificazione.»
La tua silloge, infatti, non contiene soltanto sonetti petrarcheschi, ma anche componimenti in versi liberi. Perché hai deciso di sperimentare altre forme?
«Mi sono accorto che la poesia altro non è che una forma di introspezione, un modo per dialogare con la propria coscienza. La versificazione in metrica è quella che più prediligo, ma le regole metriche e il filtro della retorica — specie se desueta — alle volte ostacolano la chiarezza del messaggio. Allora ho voluto sperimentare la versificazione libera, cara alla tradizione moderna, affinché i pensieri non si alterassero passando per la penna. Credo che la versificazione in metrica sia divenuta sempre più inconsueta perché il contenuto ha preso il sopravvento sulla forma.»
Questa è la tua prima pubblicazione. Pensi che in futuro sarai impegnato in altri progetti letterari?
«Può darsi, chi lo sa. Scrivo per diletto personale, per cui è improbabile che questi componimenti rimangano gli unici della mia produzione. Il discorso si fa diverso se parliamo di future pubblicazioni. Il mondo dell’editoria è molto complesso e le previsioni in questo settore sono difficoltose persino per un fisico.»
“Nulla di splendido è stato realizzato se non da chi ha osato credere che dentro di sé ci fosse qualcosa di più grande delle circostanze” avrebbe detto Bruce Barton,  e  Giuseppe Russo  ha saputo osare, ne siamo certi. 


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