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Il Covid 19 che stravolge e che unisce. Intervista al dott. Giovanbattista Caruso

Non sono incoraggianti i dati del contagio da Covid-19 in questi primi giorni del 2021.
La situazione negli ospedali, tuttavia, è nettamente migliorata rispetto a novembre, quando nel pieno della seconda ondata i reparti Covid erano al collasso pieni e molti pazienti aspettavamo un posto letto al Pronto Soccorso anche per giorni. Resta comunque alta la preoccupazione dei medici che, con il grande freddo di gennaio e febbraio, temono il concomitante arrivo dell’influenza, che potrebbe ulteriormente mettere sotto stress la tenuta del sistema sanitario.
Ne abbiano discusso con il dott. Giovambattista Caruso, chirurgo di fama eccelsa e di grande umanità (elemento fondamentale per chi fa questo lavoro), in forza all’Ospedale SS. Salvatore di Paternò. 
Dottore dall’arrivo del Covid 19, l’approccio con i pazienti è decisamente cambiato, le restrizioni per evitare ulteriori contagi hanno messo a dura prova il lavoro degli operatori sanitari.
“Il Covid-19 ha determinato, negli ambienti di cura, un diverso modo di gestione delle persone malate. Le linee guida dettate dal Ministero della Sanità hanno limitato le attività ambulatoriali e i ricoveri ai soli casi urgenti o ai malati oncologici. Nonostante ciò, l’UOC di Chirurgia del nostro nosocomio, nell’anno 2020, ha eseguito un numero di interventi chirurgici pari, se non superiore, all’anno precedente, questo a dimostrazione che non si è mai smesso di lavorare”. 
E poi c’è il lato umano di una professione che ha dovuto far i conti con la solitudine, con la paura -racconta il dott. Caruso- di chi è stato privato dell’affetto e del conforto dei propri cari e che però, malgrado le circostanze ha ricevuto le attenzioni di tutti gli operatori sanitari :”Dall’imboccarli, dal far loro vedere i parenti, utilizzando i social e le varie app ormai presenti su tutti i telefoni, al vegliarli e coccolarli quando le loro condizioni cliniche e/o psicologiche non erano delle migliori”. 
Senza dimenticare le vittime che sono cadute sotto la scure di un virus imprevedibile, c’è stato secondo Lei qualcosa di positivo in questa pandemia?
“Quando si parla di Covid-19 vengono subito in mente il duro lockdown della scorsa primavera, le migliaia di morti, gli ospedali saturi e le foto di medici e infermieri stremati, le proteste di chi economicamente ha avuto delle enormi perdite, di chi ha perso il lavoro, insomma, nulla di positivo si immaginerebbe celato dietro questa pandemia. Eppure, il Covid-19 è stata una grande opportunità, manifestandosi come anticipatore di eventi. Basti pensare allo smart working che improvvisamente, da marzo 2020, è diventata una realtà in molti ambiti o all’enorme quantità di risorse economiche che la rigida Europa (chi lo avrebbe mai detto) ha stanziato per far ripartire l’economia e, soprattutto, per colmare i buchi nella sanità palesatisi con la pandemia. Solo nell’ambito sanitario, nel 2020, in un solo anno, sono state fatte assunzioni, per medici e infermieri, come mai prima negli ultimi 25 anni”.

In questo momento i riflettori sono accesi sul vaccino, c’è qualche perplessità persino tra gli operatori sanitari. Possiamo fidarci della scienza e degli esperti che hanno lavorato su questi vaccini?

“I vaccini anti SARS-COV2 (virus responsabile del COVID-19) rappresentano la sfida della scienza contro il tempo.  Quello prodotto da Pfizer/Biontech dallo scorso 27 dicembre viene somministrato in tutta Europa. Tale vaccino contiene un frammento sintetico dell’RNA virale, precisamente la porzione che codifica per la sintesi della proteina Spike, quella proteina che fa sì che il virus penetri dentro le nostre cellule. Tale RNA messaggero indurrà, per alcuni giorni, i ribosomi a creare, in grandi quantità, tale proteina che, essendo estranea al nostro organismo, stimolerà il nostro sistema immunitario a produrre anticorpi. Insomma, pur non essendoci virus attenuato nel vaccino, il nostro sistema immunitario imparerà a riconoscerlo e a difenderci. È il primo vaccino a RNA al mondo, questo forse preoccupa un po’, ma in realtà era già in fase di studio dal 2004, quando l’epidemia di SARS-COV1 fece parlare di sé. La sua realizzazione in tempi record è dovuta all’improvvisa pioggia di finanziamenti nel settore sanitario che ha permesso di accelerare le varie tappe di sperimentazione. Per quanto riguarda le possibili reazioni avverse, queste addirittura  sono inferiori a quelle che possono verificarsi dopo somministrazione del vaccino antinfluenzale.
Personalmente mi sono sottoposto a vaccinazione il 3 gennaio e posso assicurarvi che non sono riuscito a inviare nessun messaggio senza telefono né a scaricare un solo film deludendo le aspettative dei vari complottisti del 5G e delle nanoparticelle microchip”. 
Sia chiaro conclude il dott. Caruso soltanto vaccinandoci tutti, e in tempi veloci, potremo impedire a questo virus di continuare a diffondersi tra gli uomini evitandogli anche di mutare. Prima saremo immuni al virus e prima potremo finalmente tornare alla nostra vita di sempre”. 

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