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Incertezza per il futuro. Meglio ricorrere ai Fondi Pensione ?

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Alla fine dell’attività lavorativa, riusciremo a sostenere il nostro attuale tenore di vita?
Annosa e pluriennale questione  che coinvolge i lavoratori, la politica ed il bilancio dello Stato. Ne abbiamo discusso con  il dott. Alberto Raciti, private banker di Mediolanum. 
“Il sistema pensionistico italiano, seppur con le sue lacune, è garantista: assicura una prestazione pensionistica alla fine dell’attività lavorativa, che sostituisce il reddito da lavoro.
Il sistema della prestazione pensionistica, sia nel calcolo che per l’età, è stato oggetto di diverse riforme.
Tra le più importanti, la riforma Dini del 1995 e la “Legge Fornero”  che ha introdotto il sistema contributivo per le categorie di pensioni escluse dalla riforma Dini, introducendo alcuni criteri per l’età pensionabile, equiparando  le lavoratrici donne agli uomini , innalzando l’età minima pensionabile a 65 anni.
Tutto ciò ha ridotto la prestazione pensionistica rispetto all’ultimo reddito effettivo percepito. La conseguenza più evidente  è la difficoltà a mantenere il tenore di vita avendo meno risorse finanziarie disponibili e più spese (come quelle mediche)  dovute  ad esempio alla maggiore età”. 
Come prevenire questo scenario ? “Nel 1993, in Italia, con il d.lgs 124/93 del 21 Aprile sono stati regolamentati i Fondi Pensione,  uno strumento finanziario/previdenziale che consente di integrare la prestazione pensionistica alla fine dell’età lavorativa. Lo Stato consente ai sottoscrittori dei fondi pensione l’agevolazione della deducibilità fiscale fino ad €.5.164,57 annui, cioè l’abbattimento del reddito imponibile sul quale viene calcolata la tassazione, con conseguente risparmio rispetto all’aliquota marginale”.L’obbiettivo è quello di avere una rendita che consenta di integrare la pensione e ridurre al minimo il gap reddituale nel passaggio dalla fase di vita lavorativa alla fase di vita di pensionamento. “ La rendita può essere reversibile, le somme si trasferiscono agli eventuali eredi e/o beneficiari in esenzione di imposte di successione, sono impignorabili. Aderire ai fondi pensione consente di destinare la quota del TFR e/o eventuali contributi volontari, così da costruire un capitale che possa generare una rendita ad integrazione della pensione dell’INPS tale da poter mantenere il tenore di vita”. 
Attualmente buona parte dei dipendenti privati non aderiscono ai fondi di previdenza continuando ad affidarsi all’INPS, con scarsa o quasi inesistenze remunerazione e crescita in conto capitale.
“La bassa adesione ai fondi pensione- avverte Raciti-  scaturisce dalla poca conoscenza del prodotto, dei vantaggi fiscali e dei benefici economici. C’è una scarsa consapevolezza del divario che si avrà tra l’ultimo reddito da lavoro ed il reddito da pensione. Parte dei lavoratori avranno un GAP del 40% circa, cioè ad esempio su €.1.000 di reddito da lavoro ne percepiranno €.600 di pensione. Per le categorie degli artigiani, commercianti ed altre categorie simili il gap è molto maggiore.
I giovani sono da un lato la categoria più a rischio, in quanto per loro il gap sarà maggiore, ma hanno un vantaggio importante: il tempo. “Aderire da giovani offre  il vantaggio di poter costituire un capitale che assicuri la serenità per il futuro.. Il tempo quello di far crescere i risparmi, perché più lungo è il tempo, maggiori sono le possibilità . Per questo è fondamentale affidarsi a un  consulente ha il compito  di informare e far riflettere”.


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