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Centro Sociale “Quarteri” 25 anni dopo: c’è voglia di “fare”.

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Lunedì di Pasqua, in Francia brutto tempo, al nord Italia anche, solo in Sicilia il sole splende, come sempre. Ma da Rennes a Paternò, passando per Lione, Torino, Milano, Trieste e Roma, siamo tutti confinati nelle nostre case. E allora, quale miglior programma che una «rimpatriata virtuale»? Ma di cosa e di chi si tratta, esattamenete? Si tratta di un pugno di vecchi ragazzacci e di vecchie ragazzacce  più o meno quarantacinquantenni che, 25 anni fa, crearono, parteciparono o semplicemente transitarono al Centro Sociale «Quarteri», uno spazio urbano nuovo, un contenitore sociale nato in un tessuto cittadino impoverito da tempo e da fattori diversi. L’occasione è la visione di un  documentario montato dalla bravissima Carla Parisi, figlia di Giovanni socio fondatore, con la supervisione di tutta la «Parisi production», nato dall’idea di ricordare, 25 anni dopo, il corso di educazione civica «Noi dentro la Costituzione». Il documentario mette insieme filmati d’epoca e videomessaggi degli ex quarterini in cui ognuno, in maniera diversa, racconta, rivive, rielabora la propria esperienza. Un’esperienza nata nella minuscola sede di via Corridonia, prima, e traferitasi nell’ex sagrestia della antichissima chiesa della Gancia, poi. In quei luoghi si faceva politica nel suo senso più intrinseco, quello di occuparsi della città, senza rivendicazioni partitiche. Militanti con ideologie e orizzonti diversi, spesso anche opposti, ma con l’idea comune di creare socialità e cultura nella propria città. Tra le tante iniziative: corsi di formazione alla legalità, cene solidali, doposcuola popolari in quartieri disagiati e abbandonati dalle istituzioni, cineforum. Iniziativa dopo iniziativa ci si riappropriava di spazi all’interno di una città che non offriva momenti di partecipazione alla gioventù paternese. Alcuni di loro sono rimasti amici, le strade di altri si sono separate, ma basta un clic per ripiombare immediatamente nella complicità di 25 anni fa. Qualche esitazione iniziale, la curiosità di vedere come si è cambiati negli anni ma alla prima battuta si ritorna ragazzi e la porta dei ricordi è subito aperta. Ma al di là dell’inevitabile nostalgia, cosa è rimasto di quell’esperienza a chi vi partecipò? Valori da trasmettere, voglia di continuare a lottare e a impegnarsi, ma soprattutto la consapevolezza di quello che si può e si deve ancora fare oggi in una città che si è ulteriormente impoverita forse anche a causa della loro assenza. Insomma, i quarterini non hanno smesso di sognare, di immaginare soluzioni possibili, di reinventare la loro città ideale. La dimostrazione che l’incontro, nonostante fosse nato come un momento commemorativo, si è presto trasformato in una riunione operativa. La voglia di continuare a impegnarsi per la propria città è ancora viva, anche per chi da anni vive lontano, cosi come la voglia di creare ponti con le nuove generazioni. La testimonianza, certo, è importante ma da sola non basta. L’idea è piuttosto quella di trasmettere un desiderio di fare comunità che poi ognuno rielaborerà alla propria maniera. Non un autoreferenziale «fate come noi», ma l’impegno di assumersi la responsabilità di ricreare una dimensione sociale e politica simile da condividere con i giovani paternesi. In effetti, la nostra piccola esperienza ci insegna che il Centro Sociale è nato anche grazie a chi nella generazione degli adulti di allora ci diede fiducia e la possibilità di occupare degli spazi. E spazi reali e simbolici da occupare insieme ce ne sono ancora tanti: dal piccolo teatro di via Monastero, alla collina storica, al cinema Excelsior, solo per fare qualche esempio. Lunedì 5 aprile il cantiere è stato da noi ufficialmente riaperto ma chiunque voglia potrà mettere il proprio impegno e la propria creatività al servizio della costruzione della nostra comunità. Perchè, in definitiva, in un mondo di «solitudini connesse», l’unico vero messaggio che ci sentiamo di dare alla nostra città è: riuniamoci, associamoci, condividiamo, prendiamoci quegli spazi che ci sono dovuti. To be continued.
di Rosangela Calcagno e Mariella Parisi 

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