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Il softball: il discendente del baseball poco conosciuto e poco valorizzato

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di Francesco Giordano – Quando si parla di sport all’aperto o sport dove si corre dietro una palla viene subito in mente il calcio, essendo lo sport più seguito e praticato al mondo. Zona Franca, tuttavia, da sempre ama mettere in risalto gli sport meno conosciuti e meno praticati, ma non per questo meno belli o meno importanti.
Tra questi il softball. Per introdurci all’interno delle dinamiche di questo sport e per spiegare i motivi relativi alla poca fortuna avuta soprattutto nel Sud d’Italia, abbiamo intervistato Jonella Milazzo, promotrice del softball a Paternò tra gli anni 80’ e 90’, adesso arbitro di softball.
Ci spieghi cos’è il softball e in cosa consiste, visto che ancora oggi in molti non conoscono questo sport.
“Il softball è uno sport americano, si gioca in due squadre formate da 9 giocatori per squadra, una squadra va in difesa e l’altra va in attacco. L’obiettivo della squadra che si trova in attacco è di colpire la palla con la mazza e toccare tutte le 4 basi che si trovano all’interno del campo, che viene chiamato “diamante”, per conquistare più punti possibili. Lo scopo della squadra che si trova in difesa è quello di non far fare punti alla squadra avversaria, prendendo la palla battuta ed eliminando il giocatore che si trova in una delle 4 basi. Una partita è formata da 9 inning, e per ognuno di questi una squadra va in attacco e una squadra va in difesa. Inflitte le 3 eliminazioni dalla squadra in difesa nei confronti della squadra che offende, si cambia e la squadra che era in attacco va in difesa.”
Che differenze ci sono tra softball e baseball?
“In linea generale sono molto simili. Le uniche differenze con il baseball sono: il lanciatore che anziché lanciare la palla dall’alto, la lancia dal basso; il peso della palla è diverso; le misure delle mazze sono diverse e le misure del campo sono più piccole rispetto al campo da baseball.”
Per quanto riguarda lo sviluppo e la diffusione del softball, incide il fatto che sia visto come uno sport più femminile che maschile?
“Direi di no, non c’è proprio la cultura. Questo è uno sport che bisognerebbe iniziare a praticare già da piccoli, a 7/8 anni, mentre da noi a 7/8 anni si è già nelle sale di danza. Ci si avvicina difficilmente perché non è uno sport conosciuto nelle scuole, non ci sono né i campi né le attrezzature. Pochissime squadre al Sud, mentre negli anni precedenti, era veramente conosciuto e praticato.”
A livello locale, la situazione com’era e com’è?
“Parecchi anni fa, la situazione era eccellente. Squadre di softball, adesso, non ce ne sono più. C’è qualche squadra di baseball. Paternò ha avuto una squadra campione d’Italia, però nonostante ciò il softball non si è mantenuto tale ed è andato a morire, mentre il baseball ha continuato ad essere praticato e ha mantenuto un bel peso nel nostro paese.”
In questo ultimo anno, a causa del Covid -19, com’è cambiata la situazione? E quali sono i suoi auspici per l’anno a venire?
“In quest’ultimo anno, la situazione è stata veramente un disastro. Se c’era qualche squadra delle piccole, adesso è andata a scemare. Speriamo, anche in vista del prossimo anno, di riuscire a coinvolgere più persone. Praticare il softball comporta parecchi vantaggi: non ha grandi costi, coinvolge tutto il corpo ma principalmente è uno sport che richiede grande intelligenza, e per finire, non ha limiti d’età. Basta avere tanta volontà, amore e passione per questo sport”.

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