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Agnolo Bronzino, “Allegoria del trionfo di Venere”, olio su tavola, 1540-1545

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Il dipinto, forse un omaggio a re Francesco I di Francia da parte di Cosimo I de’ Medici, contiene un groviglio di messaggi morali, tutti presentati in maniera sessualmente esplicita. Venere, contraddistinta dal pomo della discordia, dono di Paride alla più bella di tutte le dee, sottrae una freccia dalla faretra di Cupido, suo figlio, mentre lo bacia sulle labbra. Egli si accovaccia con le natiche nude e le accarezza il seno, stringendole il capezzolo mentre ricambia il suo bacio; al contempo tenta di rubarle il diadema di perle.

Il putto con i campanelli alla caviglia, che sparge petali di rosa allegramente, simboleggia la Gioia, sintomo primo del piacere carnale; nel suo fervore, però, non sembra accorgersi della spina che gli trafigge il piede destro: il piacere è sempre incalzato dal dolore. Dietro di esso, una belva si presenta col volto grazioso di una fanciulla; con la mano sinistra offre a Cupido un favo di miele, nella destra nasconde un aculeo di scorpione: è la Frode. In effetti, i due protagonisti, nel tentativo di sottrarsi qualcosa a vicenda, sfruttano le dolcezze della lussuria per mascherare l’inganno.

In secondo piano, un vecchio alato strattona un panno blu per rivelare questa serie di inganni; si tratta del Tempo, lo suggerisce la clessidra alle sue spalle. Il suo sguardo severo ammonisce un’altro personaggio, sulla sinistra, dalle fattezze incorporee; esso rappresenterebbe l’Oblio, che cela alla coscienza le azioni scellerate. La turpe figura dietro Cupido, infatti, quella che si stringe violentemente il capo fra le mani, dovrebbe personificare la Gelosia, o più in generale le follie che consumano ogni amore sensuale.

L’allegoria potrebbe riguardare la bellezza che modera la passione, tutelando l’animo dalla gelosia e dalla frode; ciò consentirebbe al tempo di sconfiggere l’oblio delle follie commesse. Allo stesso modo, è possibile leggere una morale più tradizionale, che biasima l’eros smoderato; questo, presidiato dallo scopo di un godimento avulso, è sconveniente per l’uomo, giacché esauritosi l’effetto subentrano sofferenze più acute.

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