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Green pass all’università: quando discriminare è lecito

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Dal primo settembre, così come disposto dal decreto legge n. 111 del 6 agosto 2021, si potrà accedere alle strutture universitarie solo se in possesso di certificazione verde Covid-19. La norma non riguarda soltanto gli studenti, ma anche i docenti, i ricercatori e tutto il personale di ateneo. Per partecipare alle attività didattiche e di ricerca, agli esami di profitto e alle sedute di laurea, sarà pertanto necessario vaccinarsi; in alternativa sarà possibile esibire un certificato di tampone negativo (con validità di 48 ore).

A tre giorni dall’entrata in vigore della suddetta disposizione, numerosi docenti universitari — vaccinati e non — hanno sottoscritto e divulgato un appello contro l’obbligo di green pass all’università. Secondo i firmatari, tale requisito «estende, di fatto, l’obbligo di vaccinazione in forma surrettizia» limitando l’esercizio di diritti fondamentali, ovvero quelli allo studio e al lavoro. Inoltre, si tratterebbe di un provvedimento discriminatorio in quanto in contrasto con la Costituzione (art. 32: «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge») e con il Regolamento UE 2021/953 (art. 36: «È necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate […] o che hanno scelto di non essere vaccinate»).

Tra i firmatari figura anche Alessandro Barbero, docente ordinario di Storia medievale all’Università del Piemonte, noto al grande pubblico per la sua collaborazione alla trasmissione televisiva Superquark. Chiarisce Barbero: «Un conto è dire: “Signori, abbiamo deciso che il vaccino è obbligatorio perché è necessario, e di conseguenza, adesso introduciamo l’obbligo” — io non avrei niente da dire su questo. Un altro conto è dire: “No, non c’è nessun obbligo, però, semplicemente, non puoi più vivere, non puoi più prendere i treni, andare all’università». Sul medesimo tema si erano già esposti i filosofi Giorgio Agamben e Massimo Cacciari, pubblicando una riflessione che paventava addirittura una «deriva anti-democratica» e che, per questo, Giovanni Boniolo — fisico e filosofo — ha reputato mistificante e dai toni oracolari.

Tutte opinioni legittime, ma dimentiche di un fatto: lo Stato tutela la libertà individuale purché non si leda la salute altrui. La certificazione verde discrimina chi presenta un rischio di contagio asintomatico nullo o ridotto da chi neppure lo conosce; in tal senso soltanto essa istituisce una “discriminazione”. L’intento del provvedimento è chiaro: tutelare la scelta di non vaccinarsi garantendo comunque lo stato di salute degli altri. Non si taccia, però, che dietro a un simile compromesso possa celarsi il timore di assumersi la responsabilità di introdurre l’obbligo vaccinale per tutta la popolazione.