ZonaFranca

Il Castello di Paternò, la storia delle immagini dal Cinquecento ad oggi

Castello Normanno --

Autore:

Condividi

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su facebook

Il Castello di Paternò è stato riprodotto in vari disegni ed opere pittoriche nonché in centinaia di foto di amatori e di artisti contemporanei. Il Dongione è stato presentato in tanti servizi documentaristici che ne hanno mostrato la maestosità dall’alto delle riprese di un “alato” drone. È stata, perfino, creata una sua immagine tridimensionale con la riproduzione degli angoli delle sue mura, lineari e precisi in perfetta sintonia con i punti cardinali. Tutti i particolari: i bordi delle sue bifore con l’incavo delle sue feritoie sono stati ricreati come si addice a un disegno architettonico. Lo sfondo da cui emerge il monumento, nella luce rossa del crepuscolo di un afoso tramonto, con le sinuose colline circostanti, sembra irreale quasi l’evanescente visione di un paesaggio lunare. Restano, invece, preziose. custodite negli archivi, alcune immagini d’epoca di fotografi, del passato, più o meno noti: dai fratelli Biondi (1891) a Cosmo Mollica Alagona (1903) e Giuseppe Signorello (1908), fra cui si distinguono, in modo inequivocabile, i fratelli Alinari. Nel corso del tempo, la Torre di Paternò è stata riproposta, con illustrazioni, a corredo e commento grafico alle varie pubblicazioni di illustri studiosi sulla Storia dei Castelli in Sicilia: da Alba Drago Beltrandi a Giovanni Vallone. Alcune foto, che hanno messo in evidenza una parte dei vari restauri eseguiti, nel corso degli anni (1900 e 1958), costituiscono dei documenti storici, oltre che delle soggettive visioni artistiche. Attraverso queste immagini si può seguire l’evolversi architettonico della storica struttura: le due finestre rettangolari dal lato Sud-Ovest sono state chiuse e sostituite con altre due aperture ogivali sottostanti, mentre altre moderne feritoie sono state create nelle stanze della cosiddetta sala delle Armi. Un’analisi architettonica più approfondita potrebbe evidenziare tanti altri particolari estetici o elementi aggiunti alle varie strutture portanti sia interne che esterne mentre un’indagine archeologica, con una metodologia non invasiva, preceduta da una relazione geologica potrebbe dire finalmente l’ultima parola sull’esistenza o meno di sotterranei collegati agli ambienti ipogeici. Prima dell’avvento della macchina fotografica come documento iconografico, il Castello (dal lato ovest) è stato riprodotto in una Miniatura delle Consuetudini emanate dalla Regina Bianca nel 1405, su una tela cinquecentesca che riproduce il Castello merlato, con una struttura rotondeggiante, in un disegno a inchiostro su carta del XVII sec., in una Xilografia settecentesca, opera dell’incisore P. W. Branston e, infine,  su un’acquaforte settecentesca di Jean Houël, custodita nell’Istituto di Geologia e Mineralogia di Catania. 

FOTO DI ROBERTO FICHERA