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Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia: “Stiamo pagando l’abbandono del nostro territorio”

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Attendevamo con ansia la risposta dell’Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia, purtroppo chiamati in causa solo quando si verificano eventi catastrofici come quelli che tutto il comprensorio catanese sta vivendo in questi giorni. Non raccontano, sic et simpliciter, ciò che è accaduto in questi giorni a causa di un evento considerato straordinario da un punto di vista metereologico; non raccontano come interi comuni, oltre la completa devastazione del centro storico di Catania, abbiano subito ingenti danni segnando la memoria di chi ha assistito incredulo e impotente. I video che da giorni circolano su tutti i canali lo hanno già fatto in modo esaustivo. I geologi dicono altro. I geologi, nell’esprime il loro cordoglio per le vittime dell’alluvione, ci dicono che tutto questo poteva essere evitato. Pubblichiamo integralmente la nota stampa a firma del presidente Mauro Corrao e del consigliere dell’Ordine Paolo Mozzicato, pervenuta alla nostra redazione.

“La violenza del terribile evento alluvionale verificatosi nei giorni scorsi, che ha interessato una vasta area della Sicilia orientale, ha riportato alla ribalta il drammatico e cronico problema che affligge il territorio nazionale e cioè la scarsa attenzione che la classe dirigente presta nei confronti del rischio idrogeologico. Su un punto sembrano tutti convenire e convergere: “Curare” invece che prevenire. Questa la lapidaria sintesi della Corte dei Conti nella sua relazione pubblicata relativamente al Fondo per la progettazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico (2016-2018): “Scarso utilizzo delle risorse stanziate per il Fondo Progettazione contro il dissesto idrogeologico e inefficacia delle misure sinora adottate, di natura prevalentemente emergenziale e non strutturale”. Di dissesto idrogeologico se ne parla da decenni. Come da copione, in questi giorni, si sprecheranno le dichiarazioni, i comunicati stampa e tutti i buoni propositi e le buone pratiche da mettere in campo che però, puntualmente, non troveranno attuazione cadendo nell’oblio; sia chiaro però, saranno prontamente rispolverate e riproposte alla prossima alluvione. Ci inseriamo nel dibattito, non tanto per il ruolo che ci compete nell’ambito dell’idrogeologia e più in generale nelle Scienze della Terra, ma, soprattutto, perché cittadini che amano e vivono l’isola. Cercheremo di esprimere il nostro punto di vista con il distacco che serve in questi casi.

I geologi sono interpellati sempre o di solito a posteriori, quando cioè è troppo tardi, ma andiamo per ordine. La domanda più ricorrente è sempre la stessa: “La causa di questo finimondo in una risposta”. Evidentemente:L’abbandono del territorio”.

Dopo l’alluvione del 1966 che devastò Firenze e il Veneto, il governo italiano istituì una “Commissione interministeriale per lo studio della sistemazione idraulica e della difesa del suolo” meglio nota come commissione De Marchi, dal nome del suo presidente Prof. Giulio De Marchi, uno dei massimi esponenti nel campo dell’ingegneria idraulica. La commissione, costituita da 102 cattedratici di alto livello scientifico e particolarmente qualificati nei campi della tecnica idraulica, dell’idrometeorologia, della geologia, delle discipline economiche e giuridico amministrative, in circa quattro anni produsse un rapporto, di 2800 pagine, suddiviso in cinque volumi più un’appendice contenente le cartografie dei litorali in erosione. In quel rapporto c’era tutto: dall’analisi dei rischi agli interventi necessari per la loro mitigazione nonché la loro quantificazione finanziaria e l’organizzazione tecnico-amministrativa più adeguata. Gli interventi proposti erano distribuiti nell’arco di un trentennio e prevedevano una spesa di quasi 9.000 miliardi delle vecchie Lire. Purtroppo tutto è rimasto negli scantinati del Parlamento, dissesto dopo dissesto. E dopo cinquanta anni, continuiamo a pagare il tributo più alto in termini di vite umane e, ciò nonostante, s’interviene ancora a posteriori dichiarando lo stato di calamità per garantire fondi e risarcimenti per i territori e le popolazioni colpite.

 Sfugge a ogni logica un atteggiamento del genere; anche l’esperienza maturata in mezzo secolo ci insegna che intervenire per riparare e risarcire è molto più oneroso che prevenire. Pur tuttavia interveniamo con riparazioni del danno e risarcimenti. Forse perché la prevenzione rende invisibile la classe politica?

Tuttavia, il ruolo di geologi ci impone di intraprendere con la classe politica un percorso unico e condiviso, insieme alle altre figure professionali competenti quali ingegneri, architetti, geometri e agronomi, per affrontare insieme, con rigore, il fenomeno del rischio idrogeologico divenuto oggi più che mai non più procrastinabile. Il territorio deve essere costantemente controllato per contrastare tutti gli eventi che possono indebolirlo. Per fare ciò non si potrà prescindere da un potenziamento delle piante organiche di tutti gli enti pubblici, Comuni, Province, Città Metropolitane, Protezione Civile, Geni Civili e Regione oggi sottodimensionati in termini di personale. Solo la presenza di un numero adeguato di tecnici (Geologi, Ingegneri, Architetti, Geometri e Agronomi), distribuiti negli uffici tecnici preposti, potrà garantire:

– La gestione di finanziamenti esistenti o reperibili per portare a termine le azioni necessarie alla definizione delle cause che contribuiscono e producono il rischio; 

– Una pianificata programmazione degli interventi di messa in sicurezza nelle aree a rischio stabilendone le priorità; 

– Il controllo della progettazione, contestualizzandone l’efficacia nel territorio;

– Una riorganizzazione dei C.O.C. (Centri Operativi Comunali), per entrare nel merito per l’individuazione delle zone e degli ambienti a rischio in base alle diverse caratteristiche di pericolo, nonché un diretto coordinamento con il Dipartimento Regionale della Protezione Civile per l’attuazione delle misure da adottare nel caso di calamità;

– La gestione dei dati da monitoraggio per le aree sottoposte a controllo post bonifica/sistemazione (frane, piane alluvionali, fiumi, interferenze infrastrutturali);

– La produzione di un archivio dinamico degli interventi eseguiti nell’ambito dei dissesti idrogeologici da trasmettere e condividere in tempo reale con l’Autorità di Bacino della Regione Sicilia;

– Consapevolizzare i cittadini in merito alla fragilità dei nostri territori e all’importanza di una corretta prevenzione.

Confidiamo nella classe dirigente, sperando possa essere all’altezza della sfida facendo seguire un’azione immediata”. 

                      Dott.  Geol. Paolo Mozzicato                             Dott. Geol. Mauro Corrao

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