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La “tagliola” affossa al Senato il ddl Zan. C’era davvero da festeggiare?

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 Il Parlamento affonda nella palude il ddl Zan, contro l’omotransfobia, che è stata una delle poche iniziative parlamentari degli ultimi mesi. Un triste e cinico gioco di dadi ha affossato la legge (il “non passaggio agli articoli”, la cosiddetta tagliola è stata votata da 154 senatori, 131 i contrari) con la complicità del voto segreto e trasformato in uno scontro ideologico sinistra/destra- buoni/cattivi una legge sacrosanta e necessaria. Penoso il tentativo di dare un nome ai ben 23 franchi tiratori in uno scarica barile anche irritante. Il Pd  scende in campo con lo schema win-win , “vinco sempre”, in altre parole se il ddl passa, abbiano vinto e siamo i custodi dei diritti civili; se non passa, la colpa è delle “destre e dei riformisti” . Game over l’asse non tiene e stavolta la colpa non è solo dei renziani. Hanno votato a “favore della tagliola”, Lega e Fratelli d’Italia, 154 senatori favorevoli,   131 contrari,  e due astenuti: a bloccare la legge sono stati quindi 23 voti. 

Ricordiamo che Il ddl Zanha incassato il primo via libera della Camera il 4 novembre del 2020. Da allora è ‘impantanato’ al Senatoil centrodestra a FdI, hanno chiesto più volte  di modificarne l’impianto, mentre Pd, M5s e Leu non si sono mossi di un millimetro. 

Il disegno di legge contro l’omotransfobia prende il nome dal relatore Alessandro Zan, deputato del Pd. I punti cardine del decreto, lo ricordiamo, riguardano specificatamente il concetto di omofobia. In dettaglio per tale decreto l’omofobia è un reato: il ddl modifica la cosiddetta Legge Mancino (“Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa”) e, quindi, l’articolo 604 bis del Codice penale, aggiungendo tra i reati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, punibili con la detenzione anche le discriminazioni contro i disabiliinserita durante l’esame in Aula a Montecitorio, la modifica al testo aggiunge ai reati di discriminazione anche quelli commessi contro i disabili.

Sulla questione era intervenuto anche il Vaticano. Il Segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, monsignor Paul Richard Gallagher, aveva infatti inviato a giugno una nota all’ambasciata italiana presso la Santa Sede in cui si chiedeva formalmente la modifica del disegno di legge. Nel mese di maggio, infatti, era intervenuto il presidente della Cei, la Conferenza Episcopale Italiana, il Cardinale Bassetti, affermando che “la legge potrebbe essere fatta meglio perché dovrebbe essere chiara in tutti i suoi aspetti senza sottintesi.”

Dopo il voto in Senato (con i relativi festeggiamenti),  le associazioni del mondo Lgbt non nascondono la loro delusione per la mancata approvazione di  una legge che attendono da 25 anni. “Non ci fermeremo. Quello che è successo in Senato farà ancora di più compattare il movimento Lgbt per portare avanti le nostre battaglie, le nostre rivendicazioni, come abbiamo sempre fatto in questi anni. Non ci facciamo sconfiggere – sostiene il presidente del Circolo Mario Mieli – da quello che è successo oggi, ovvero dai giochi parlamentari, noi non ci arrendiamo e non arretriamo di una virgola. Noi non siamo per fare alcun compromesso su questa legge, ma siamo per portarla avanti così come è, anche se per tutti noi quello di oggi è stato un duro colpo”.

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